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La finestra sulla scena

4 dicembre 2011
FILIBERTO.. IL FANTASMA INESPERTO
con Virginio De Matteo, Raffaella Mirra, Mimmo Soricelli, Martina Iorio
scenografia 
Claudio Mirra
costumi 
Nico Celli
direttore di scena 
Maurizio Iannino
luci e fonica  
Claudio Mirra


Gli addii sono, spesso, dei giri di valzer intorno al vuoto.

Sono parole che si stemperano negli echi, onde che si allargano come i cerchi nati dal sasso gettato in acqua e che non sai mai dov’è che finiscano, anche se resta sempre chiaro il centro che li ha iniziati.

Regali che il destino ti fa perché benevolo, te li senti in bocca come caramelle amare il cui retrogusto non potrà poi essere che dolce.

Filiberto, fantasma inesperto è la storia di un addio. In fin dei conti tutto quel che vien prima è poca cosa, mentre quel che vien dopo arriva a sipario  già chiuso, in quel caldo bossolo d’emozione che lo spettatore si porta appresso, tornando a casa. Come il tepore d’un caffè forte e caldo quando fuori e dentro il cuore piove ancora.

Di più. Filiberto, fantasma inesperto è la storia dell’elaborazione di quell’addio che avviene quasi per caso, quando uno neanche se lo aspetta e la consapevolezza della fine ti cresce come un groppo in gola.

Intendiamoci. Lo spettacolo è per bambini. E pur nel chiuso di una narrazione insolitamente forte per un pubblico abituato allo zapping televisivo, con la sua successione ben calcolata di cause e di effetti, resta sempre, in ogni suo punto, uno spettacolo per bambini.
 
Sono per bambini gli inseguimenti intorno al tavolo, come lo sono i genitori marionette che mimano il teatro espressionista per farne materia di buffoneria al fondo sin troppo umana. Sono per bambini le musiche che sono esattamente quelle che ti aspetti in una favola, come lo sono gli improvvisi tableau vivant che fanno della scena un quadro d’emozione.

Ma il nocciolo del suo cuore, la parte più calda, più dolce, più dolente è tutta chiusa in quest’inane operazione tutta adulta: insegnare che l’amore è tanto più grande quando lascia andare la cosa amata, quando le permette di volare verso l’alto in cerca di se stessa, anche se in quell’alto non c’è posto per noi.

In Filiberto, fantasma inesperto c’è tutto il senso dell’egoismo insito nel non essere capaci a dire addio. Lo spettacolo lo imprime nelle mossette serrate di una bimba che il suo amico non lo vuole lasciare andare via. Sta nelle spalle chiuse a riccio, nelle manine che torturano le unghie, nella voce incupita, nello sguardo chiuso e basso a fissare il pavimento. Sta nel capriccio di chi si sente abbandonato prima ancora che l’idillio sia iniziato. È la storia di un bambino che si sente privato del suo gioco e dice a noi adulti che tali diventiamo quando, con fame, ci attacchiamo all’altro che è vicino.

E Filiberto, di fronte a questo capriccio che vorrebbe legarlo a terra cosa fa? Prende per mano, in gioco, la bimba spaurita dall’emozione troppo adulta che le attraversa il cuore, e le improvvisa un walzer leggero, da ballare insieme, mentre con le mani disegna un teatro muto che davvero non ha più bisogno di parole.

Quanto sarebbe piaciuta a Foscolo questa consolazione nell’arte e nel gioco! Questa corrispondenza d’amorosi sensi intrecciata in qualche passo di danza appena. Due gesti soli che abbandonano per qualche istante gli spettacoli d’attore, i passi scanditi sul tavolato, il gioco di bambole e la stramberia delle voci fuori campo per abbandonarsi ad una fugace impressione di poesia.

Poi lo spettacolo si ricorda il suo pubblico bambino e quel finale lo spiega anche a parole, lo chiude nell’epilogo buono per tutte le stagioni.

Ma quell’istante resta dentro. Ci si attacca forte forte. E a quest’emozione, che piccola piccola il gioco degli attori (tutti bravi) ci ha regalato, potremmo attingere più avanti, affinché gli addii che  la vita ci metterà davanti siano, se non altro, men gravi.

A questo, in fondo, servono le storie che continuiamo a raccontarci, ancora oggi, prima di andare a dormire.


Alessandro Izzi




I commenti degli spettatori

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